Lancemania. Come nasce un eroe
Ieri, alle 15 e 40, Lance Armstrong pedalava troppo tranquillo per essere in gara, verso Tours. Era tra i primi venti del plotone: saggia posizione anti capitomboli. Intento a evitare i trabocchetti delle tappe per velocisti: le cadute e il vento, che dà fatica e timori quando vien di lato. Teso a studiare la tattica di oggi, per la fondamentale corsa a squadre contro il tempo. Perché il ciclismo sport di squadra è, e i favoriti si riconoscono dalle facce durante e dopo lo sforzo.
22 AGO 20

Dal Foglio del 5 luglio 2005
Ieri, alle 15 e 40, Lance Armstrong pedalava troppo tranquillo per essere in gara, verso Tours. Era tra i primi venti del plotone: saggia posizione anti capitomboli. Intento a evitare i trabocchetti delle tappe per velocisti: le cadute e il vento, che dà fatica e timori quando vien di lato. Teso a studiare la tattica di oggi, per la fondamentale corsa a squadre contro il tempo. Perché il ciclismo sport di squadra è, e i favoriti si riconoscono dalle facce durante e dopo lo sforzo. Infatti, il suo ultimo e settimo Tour de France di fila Armstrong lo ha già vinto sabato, quando all’arrivo della crono da assolo, secondo per due secondi, perché un piede è uscito dal pedale per due (ma guarda un po’!) secondi, il suo leggero strabismo azzurro di Venere non era sudato. A sbirciarli ieri, però, i volti avversari, doveva essere un altro americano: George Hincapie, scudo e scudiero da sei vittorie al Tour. Il capitano guarda avanti, gli sguardi di lato li lanciano altri. “E’ un grande onore aiutarlo a vincere”, dice il viso sereno, moro, lungo, da modello e da tenere d’occhio di Hincapie. La maschera della sofferenza di Lance invece ha due indizi: gonfiore sotto gli occhi all’incipit del naso, piega della bocca all’ingiù ai lati. Rara visione.
Leggi Lancemania del 6 luglio
Ieri, alle 15 e 40, Lance Armstrong pedalava troppo tranquillo per essere in gara, verso Tours. Era tra i primi venti del plotone: saggia posizione anti capitomboli. Intento a evitare i trabocchetti delle tappe per velocisti: le cadute e il vento, che dà fatica e timori quando vien di lato. Teso a studiare la tattica di oggi, per la fondamentale corsa a squadre contro il tempo. Perché il ciclismo sport di squadra è, e i favoriti si riconoscono dalle facce durante e dopo lo sforzo. Infatti, il suo ultimo e settimo Tour de France di fila Armstrong lo ha già vinto sabato, quando all’arrivo della crono da assolo, secondo per due secondi, perché un piede è uscito dal pedale per due (ma guarda un po’!) secondi, il suo leggero strabismo azzurro di Venere non era sudato. A sbirciarli ieri, però, i volti avversari, doveva essere un altro americano: George Hincapie, scudo e scudiero da sei vittorie al Tour. Il capitano guarda avanti, gli sguardi di lato li lanciano altri. “E’ un grande onore aiutarlo a vincere”, dice il viso sereno, moro, lungo, da modello e da tenere d’occhio di Hincapie. La maschera della sofferenza di Lance invece ha due indizi: gonfiore sotto gli occhi all’incipit del naso, piega della bocca all’ingiù ai lati. Rara visione.
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